Aa.Vv. «Taoism and
the Art of China», The Art Institute of Chicago in Association with the
University of California Press, Chicago 2000 e San Francisco 2001, pagg.
416 complessive $ 60.
Stephen
Little ha curato Taoisym and the Ars of China presso The University
of California Press e The Art Institute of Chicago riunendo saggi di Kristofer
Schipper, Wu Hang,
Patricia Ebrey e Nancy
Steinardt. E' la prima volta che si esamina con accuratezza il problema e,
in caso strano, vorrei aggiungere al volume una pubblicazione italiana, Avori
e tesori d'oriente dalla collezione Canepa a cura di Enrico
Perlo, uscito a Torino presso Allemandi, ma ha come casa editrice Kiwanis
Club di Biella, 1977. Vi figurano fotografie preziose di statue che offrono
tutti gli dei del daoismo raccolti nel tronco d'un pino sacro piantato nella
roccia, nella quale in Cina si dice che, dopo tre migliaia d'anni, si converte
in polvere e quindi si riaddensa in roccia, a formare il rigetto del pino, in
uno scambio eterno. Il pino raccoglie tutti gli dei del daoismo. La base della
statua cinese esposta a Biella è esagonale e vi sono raffigurati gli Otto
Immortali, i personaggi delle, fiabe daoiste che offrono il passaggio alla
perfezione mistica; in cima c'è una triade, dove figurano l'imperatore di Giada
e la Seconda Stella del Timone dell'Orsa Maggiore, più al centro un personaggio
irriconoscibile. Perlo presenta la sua ipotesi, che sia un'ipostasi del Dao. Il
trattato americano contemporaneo incomincia con una presentazione di Little,
dove primaria importanza è assegnata al testo del Daodejing di Laozi, del quale
si trovò il testo originario nel 1973 dentro una tomba del IV secolo a.C. nello
Hubei. Ma il daoismo come culto è precedente: si staccò dalle sciamanesimo
originario della dinastia Han, alla fine dell'età del bronzo; il culto
essenziale ai primordi fu delle montagne come stazioni nell'ascesa al cielo,
sparse di caverne templari: tanto il corpo umano come l'altare del tempio sono
montagne. Di qui il culto del corpo come costellazione di stelle nei daoismo più
tardo. Uno dei maggior testi è un commento al Daodejing, Xiangerzhu,
manoscritto della dinastia nordica Wei scoperto a Dunhuang, risalente agli inizi
del primo secolo VI, adesso parte della collezione Stein alla British Library. I
primi rituali talvolta tuttora in uso, figurano già in un manoscritto della
dinastia nordica Zhou, Wushang biyao, «I supremi segreti essenziali».
Ma uguale eminenza va attribuita alle «Sei Leggi della Pittura» di Xie He,
dove è sviluppata l'idea della pittura come rispondenza ai flussi di energia
che avvolgono e compongono il corpo. Soltanto nel decennio 1920 s'incominciò a
studiare per davvero il canone daoista (Daozang) con la ristampa d'un blocco
ligneo del XV secolo d.C. al quale avevano avuto accesso dianzi soltanto cinesi,
coreani e giapponesi. Negli anni 60 quegli studi vennero a maturazione e si
impostò per la prima volta la conoscenza seria del daoismo in Occidente.
Oggigiorno c'è una rifioritura degli studi nel mondo, specie negli Stati Uniti
e in Francia con una ripresa del culto specie a Taiwan e Singapore oltre che
nella Cina vera e propria. Si è scoperta l'attinenza alla religione daoista
della calligrafia (daojao), spesso fatta dall'emersione di tracce scritte dal
nulla: di qui l'importanza del sommo calligrafo Wang Xizhi, di famiglia daoista,
autore della Scrittura della corte gialla, che precede la fioritura
dell'alchimia interiore.
Il daoismo diventò ben presto un'arma politica, come attesta il pannello dei
Ming dell'imperatrice Zhang, sposa di Honzhi (1488-1505) in occasione della sua
consacrazione a sacerdotessa daoista: a dea che così acquistava potere su altri
dei. I Vecchi ragguagli dinastici Tang parlano della devozione di
Xuanzong che elevò nella sala dell'Unità una statua a Laozi ordinando la
celebrazione di riti jiao a eunuchi e reclusi sulle montagne. Per anni
raccolse elisir, eresse monasteri e fece ricerche di immortali. Sotto i Tang gli
esami dei funzionari vertevano sul Daodejing e in ogni grande città furono
eretti templi daoisti, Laozi fu considerato antenato imperiale e sì affermò la
triade sacra e suprema dell'Inizio Primordiale, del Degno Celeste del Tesoro
Luminoso, del Degno Celeste della Via e del Potere, che coincideva infine con
Laozi. Questa triade suprema è attestata in una caverna del Sichuan da
un'iscrizione del 741.
Quando l'imperatrice Wu Zetian stabilì la dinastia Zhou (696-705) fece
allestire una tavoletta aurea in cui un sacerdote daoista riceve il comando di
cancellare il suo nome dai cinque inferi, trascrivendolo invece tra gli esseri
perfettamente attuati. Guadagnò infatti sotto i Tang un potere assai vasto la
setta Quanzhen ovvero della Completa Attuazione che sopravvive ancora
oggigiorno nel tempio della Nube Bianca a Pechino. Dopo un'iniziale persecuzione
a opera di Kubilai Khan, il daoismo risorse con la scuola dell'Insegnamento
Misterioso, che fondò il tempio Tai Shan a Pechino, rovinato oggigiorno a museo
dopo la distruzione a opera dei maoisti. Segue di Kristofer
SchipperTaoism: the Story of the Way di lui si lesse una cronaca
entusiasmante della sua iniziazione a una setta daoista a Taiwan. Descrive qui
la biografia leggendaria di Laozi, la cui madre era vergine, ma lo concepì mercé
il concepimento a opera della Stella Polare dopo una concezione di 81 anni (9 x
9) espellendolo dal braccio sinistro appoggiata a un pruno.
Schipper attrae l'attenzione alle scoperte archeologiche di Mawangdui nello
Hunan risalenti al 200 a.C., all'inizio della dinastia Han. Specie al cadavere
di donna intatta e plastica, adagiato nel cinabro. Nel periodo Han il daoismo
approfondì le pratiche alchemiche, giungendo a preservare la vitalità delle
salme inumate. Alla fine, nel periodo moderno, si rafforzò la contrapposizione
fra il popolo daoista e la Burocrazia confuciana, che esplode nel romanzo
tradotto da Pearl Buck,
nel 1937 All Men Are Brothers. Fra gli altri contributi va segnalato il
saggio di Patricia
EbreyTaoism and Art in che Court of Song Huizong, dove è messo in
luce l'imperatore e sommo pittore dei Song, sul trono fra 1082 e 1135, specie
eccelso nella pittura di pietre di meditazione, offese e forate da vento e
pioggia, celebre la roccia fausta del dragone al Museo Palatino di Beijng:
fiera, aspra, protesa a reggere gli assalti da sinistra.