in quiete
Il Sito di Gianfranco Bertagni

 

"La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola; tuttavia solo coloro che la cercano la trovano"
(Bayazid al-Bistami)

"Chi non cerca è addormentato, chi cerca è un accattone"
(Yun Men)

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«Il Nuovo»

Morto Elémire Zolla, pensatore scomodo

Lo scrittore è deceduto a 76 anni nella sua casa di
Montepulciano. Soffriva
di asma e di altri gravi disturbi. Come De Chirico,
scoprì la metafisica a
Torino, la sua città natale

di Diego Gabutti

MONTEPULCIANO (SIENA) -Elémire Zolla, morto oggi a
Montepulciano, Siena,
dove viveva da molti anni, era nato a Torino nel 1926.
Torino, che ispirò a
De Chirico le sue tele metafisiche, è a suo modo una
città stregata, come
la Londra vittoriana di Sherlock Holmes e dello Strano
caso del Dr. Jekill
e di Mr. Hyde. Anche a Zolla, come a De Chirico,
Torino ispirò la passione
per la metafisica e per tutte le sue manifestazioni,
in primis per la
storia delle religioni, il suo lato più oscuro e
romanzesco: uno studio
infinito, anzi una vertigine, che occupò e diede senso
a tutta la sua vita.
Alla metafisica e alla storia delle religioni, che è
anche la storia del
mondo, delle sue meraviglie e dei suoi orrori, Zolla
ricondusse tutte le
sue riflessioni d'intellettuale senza devozioni e
senza appartenenze. Era
una voce, la sua, dalla quale non si poteva
prescindere, ma che venne
tuttavia tenuta prudentemente al margine di quello
che, con espressione
balorda, viene tuttora chiamato "dibattito culturale".

Zolla era un pensatore scomodo. Per di più scriveva
libri solidi e
duraturi. Aveva insomma l'aria d'essere un filosofo e
la comunità degli
"opinionisti" e degli "elzeviristi" italiani (abituati
a sfamarsi
intellettualmente con poco) non glielo perdonò mai.
Non piaceva ai
funzionari politicamente corretti dell'industria
culturale e veniva
guardato con sospetto da chi era tenuto sotto
incantesimo dalle rozze e
miserabili ideologie del Novecento. Uno dei suoi libri
più noti, Che cos'è
la tradizione, ristampato da Adelphi qualche anno fa,
era sospetto già nel
titolo: la parola "tradizione", nel paese dei
progressisti, a tempo pieno e
ben pagati, suonava destrorsa e minacciosa. Con
"tradizione" Zolla
intendeva quella "nostalgia d'una perfetta e consumata
giustizia" di cui
parlavano Max Horkheimer e la Scuola di Francoforte:
dietro le spalle un
mondo perduto e irrecuperabile, di fronte un divenire
sfiatato e moribondo.
Proprio alla Scuola di Francoforte (alla Dialettica
dell'illuminismo d'
Adorno e Horkheimer, ai Minima Moralia del solo
Adorno) Zola s'ispirò per
il suo primo libro importante: Eclissi
dell'intellettuale, dove non si
facevano sconti alle servitù volontarie dei chierici
moderni. Ma fortissimo
era anche il suo interesse per la letteratura. Zolla,
come Jorge-Luis
Borges, sapeva che la storia delle religioni non è che
un capitolo, il più
frainteso ma anche il più ricco e avventuroso, della
storia della
letteratura.

Per metà artista, per metà accademico, Zolla aveva
esordito con un'opera di
narrativa, Minuetto all'inferno, che nel 1956 vinse il
Premio Strega, poi
si tuffò a capofitto nella saggistica alta. Pubblicò
studi ponderosi e
insegnò materie gravose all'Università La Sapienza di
Roma. Ma era la
letteratura la sua stella polare. Scrisse negli ultimi
anni I letterati e
lo sciamano, Aure, Uscite dal mondo, Lo stupore
infantile, La nube del
telaio . Dedicò uno splendido libro alla memoria dello
storico delle
religioni Ioan P. Couliano (rumeno, erede di Micea
Eliade, disincantato
studioso di politica e di religione, ucciso nel 1991
da un misterioso
sicario nei locali dell'Università di Chicago, dove
insegnava storia del
cristianesimo) Con gli straordinari volumi dedicati ai
Mistici dell'
Occidente Zolla esplorò l'universo ribollente
dell'irrazionalismo
cristiano: una "tradizione" di pensiero sepolta e
dimenticata dal divenire
storico. Non gli fu perdonato neppure questo radicale
elogio e recupero
della tradizione irrazionalistica occidentale. Ogni
nuovo libro di Zolla
era un nodo che legava sempre più strettamente
metafisica e letteratura. E
soprattutto questo non gli fu perdonato: l'idea che
tutto è maya, tutto
letteratura e illusione, e che non c'è verità ma
soltanto forma, soltanto
orrore e bellezza.

(30 MAGGIO 2002)

 

Da: http://www.ilnuovo.it:80/nuovo/foglia/0,1007,135756,00.html

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