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Il Sito di Gianfranco Bertagni

"La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola; tuttavia solo coloro che la cercano la trovano"
(Bayazid al-Bistami)

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LA MIA GUIDA SUPEREVA

 

 

SHODO

La calligrafia giapponese

"...Si può pensare alla calligrafia come alla musica. Il poema è come una partitura musicale e il calligrafo è come un pianista..."

La calligrafia giapponese è una forma d’arte che è stata studiata per più di tremila anni. Una conoscenza dell’arte della calligrafia è un passo importante nella comprensione della cultura giapponese. La calligrafia non è soltanto un mero esercizio di bella scrittura ma è, piuttosto, una delle più antiche e importanti forme d’arte di tutto l’oriente. E’ una combinazione dell’abilità e dell’immaginazione della persona che ha studiato intensivamente le combinazioni possibili da ottenere usando solo linee. In occidente, la calligrafia era intesa come un mezzo per sopprimere l’individualità e per creare uno stile uniforme. La calligrafia giapponese, Sho, porta le parola alla vita e le conferisce carattere. Gli stili sono assolutamente individuali, differiscono da persona a persona. La calligrafia giapponese presenta un problema agli occidentali che cercano di capirla; il lavoro si completa in pochi secondi per cui il non iniziato all’arte non è in grado di capire il grado di difficoltà che il lavoro comporta. E’, comunque, importante sapere che il carattere deve essere scritto una volta sola, non si può correggerlo, alterarlo né aggiungervi niente in un secondo momento.

 

Cosa distingua la buona calligrafia da quella cattiva

 

Per l’occhio allenato la differenza tra la buona e la cattiva calligrafia è immediatamente intuibile, ma, proprio come per la musica o per l’arte occidentale, la differenza è difficile da spiegare. Comunque ecco alcuni suggerimenti:

 

  • C’è un equilibrio naturale sia nei caratteri che nella composizione nel suo insieme;

  • Le linee dritte devono essere forti e chiare;

  • Le linee curve devono essere delicate e mobili;

  • La quantità dell’inchiostro sul pennello deve essere uguale in tutto il lavoro;

  • L’intero lavoro deve avere un ritmo costante.

 

Si può pensare alla calligrafia come alla musica. Il poema è come una partitura musicale e il calligrafo è come un pianista; ognuno cerca di interpretare la partitura e di produrre un’interpretazione memorabile.

 

Una breve storia della calligrafia giapponese - Sho

 

La calligrafia cominciò a filtrare in Giappone durante il VII secolo. Il Buddismo, dall’India, aveva viaggiato attraverso la Cina e la Corea e stava trovando molti seguaci in Giappone, inclusi gli Imperatori. Le scritture buddiste erano redatte in cinese da preti che eseguivano lavori molto piacevoli esteticamente. Il calligrafo giapponese più famoso era, probabilmente, il monaco buddista Kukai. Una storia narra di quando l’imperatore Tokusokutei gli chiese di 

 

riscrivere una sezione molto danneggiata di un pannello a cinque schermi. Si dice che Kukai avesse preso un pennello in ogni mano, uno per ogni piede ed uno in bocca e che avesse scritto, simultaneamente, cinque colonne di versi.

 

Ci sono cinque tipi di carattere nella calligrafia giapponese: Tensho (stile sigillo); Reisho (stile dello scriba); Kaisho (stampatello); Gyosho (semi-corsivo); Sosho (corsivo). Tutti questi stili apparirono prima dlla fine del IV secolo. In aggiunta a questi i giapponesi svilupparono i cosiddetti caratteri Kana durante l’VIII secolo. I Kana erano caratteri che esprimevano suoni, in contrasto con i caratteri usati ideograficamente. Furono sviluppati tre tipi di Kana, Manyogana, Hiragana, Katakana. I Manyogana sono alcuni caratteri cinesi (Kanji) usati foneticamente per rappresentare le sillabe del giapponese e prendono il nome dalla raccolta di poesia dell’VIII secolo Manyoshu. Al tempo in cui la raccolta fu compilata il Giappone non aveva un proprio sistema di scrittura. Alcuni dei poemi giapponesi erano scritti in caratteri cinesi usati con valore fonetico, in altre opere i caratteri cinesi erano usati talvolta con valore fonetico e talvolta con valore ideografico. Da una semplificazione di questo sistema vennero gli stili Hiragana e Katakana. Nelle mani delle nobildonne giapponesi l’Hiragana si sviluppò in una bella scrittura che è lo straordinario stile di calligrafia del Giappone.

 

Lo Shodo è l’Arte della Scrittura e un set per la calligrafia è composto da:

 

Shitajiki: un soffice tappeto nero che si mette sotto il foglio per avere una superficie morbida e comoda.

 

 

Bunchin: una stecca di metallo che serve a fermare il foglio mentre si scrive.

 

Hanshi: carta speciale per la calligrafia, molto sottile.

 

Fude: pennello. Nel set ci sono due pennelli, uno più grande per scrivere i caratteri e uno più piccolo che serve a scrivere il nome dell’artista.

 

 

Susuri: pesante contenitore nero per l’inchiostro.

 

Sumi: materiale solido che deve essere sciolto in acqua, nel Susuri, per produrre l’inchiostro nero usato per scrivere.

 

 

Da: http://www.aikidoedintorni.com/shodo/shodo.htm

 

 

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