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Il Sito di Gianfranco Bertagni

 

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Prefazione e Conclusione di Errore dello spiritismo
(René Guénon)


 

Prefazione

Affrontando la questione dello spiritismo ci preme dire subito, nel modo più chiaro possibile, con quale spirito intendiamo trattarla. Molte opere sono già state dedicate a questo argomento, e negli ultimi tempi sono diventate più numerose che mai; tuttavia noi non pensiamo che sia già stato detto tutto quanto c'era da dire, né che il presente lavoro rischi di essere il doppione di qualche altro. Non ci proponiamo, d'altra parte, di fare un'esposizione completa dell'argomento in tutti i suoi aspetti: ciò ci obbligherebbe a ripetere troppe cose che si possono facilmente trovare in altre opere, e sarebbe di conseguenza un lavoro tanto enorme quanto poco utile. Riteniamo preferibile limitarci ai punti che sono stati trattati finora nel modo più insufficiente: per questo motivo ci dedicheremo innanzi tutto a dissipare le confusioni e gli equivoci che in quest'ordine di idee abbiamo avuto frequentemente occasione di constatare e mostreremo poi, soprattutto, gli errori che sono alla base della dottrina spiritistica, se pure sia ammissibile chiamarla dottrina.

Pensiamo che sarebbe difficile, e comunque poco interessante, considerare la questione nel suo insieme dal punto dì vista storico; in effetti, si può tracciare la storia di una setta ben definita, che formi un tutto chiaramente organizzato, o possieda almeno una certa coesione; ma non così si presenta lo spiritismo. é necessario far notare che gli spiritisti sono stati, fin dall'origine, divisi in parecchie scuole - le quali si sono ancora moltiplicate in seguito - e hanno sempre costituito innumerevoli gruppi indipendenti, talvolta rivali fra loro. Se anche fosse possibile redigere un elenco completo di tutte queste scuole e di tutti questi gruppi, la fastidiosa monotonia di una simile enumerazione non sarebbe certo compensata dal risultato che se ne potrebbe ottenere. Resta poi ancora da aggiungere che, per potersi dire spiritisti, non è affatto indispensabile appartenere a una qualsivoglia associazione: è sufficiente ammettere certe teorie, che comunemente sono accompagnate da pratiche corrispondenti; molte persone possono fare dello spiritismo isolatamente, o in piccoli gruppi, senza ricollegarsi a nessuna organizzazione, e questa è una situazione che lo storico non può verificare. In ciò lo spiritismo si presenta in modo del tutto diverso dal teosofismo e dalla maggior parte delle scuole occultistiche; questa caratteristica è lungi dall'essere la più importante fra tutte quelle che lo contraddistinguono, ma è la conseguenza di certe altre differenze meno esteriori, che avremo occasione di spiegare. Noi confidiamo che quanto detto sia sufficiente a far comprendere il motivo per cui non introdurremo in questo studio considerazioni storiche se non nella misura in cui esse ci sembreranno capaci di chiarire la nostra esposizione, e senza farne oggetto di una parte speciale.

Un altro punto che non intendiamo trattare in modo completo è l'esame dei fenomeni che gli spiritisti invocano in appoggio alle loro teorie e che altri, pur ammettendone ugualmente la realtà, interpretano però in maniera totalmente diversa. Parleremo di ciò in modo sufficiente a indicare quel che ne pensiamo, ma la descrizione più o meno particolareggiata di tali fenomeni è stata così spesso fornita dagli sperimentatori stessi, che sarebbe del tutto superfluo ritornarci sopra; del resto, non è questo che ci interessa particolarmente, e preferiamo, al riguardo, segnalare la possibilità di certe spiegazioni che gli sperimentatori di cui dicevamo, spiritisti o no, certamente neanche sospettano. Senza dubbio è opportuno notare che, nello spiritismo, le teorie non sono mai separate dalla sperimentazione, né noi intendiamo considerarle completamente separate nella nostra esposizione; noi però sosteniamo che i fenomeni forniscono soltanto una base affatto illusoria alle teorie spiritistiche, e che, in assenza di queste ultime, non ci si troverebbe più di fronte allo spiritismo. D'altra parte, ciò non ci impedisce di ammettere che, se lo spiritismo fosse soltanto teorico, sarebbe molto meno pericoloso di quanto è e non eserciterebbe la stessa attrazione su tanta gente; su tale pericolo tanto più insisteremo in quanto esso costituisce il più urgente dei motivi che ci hanno spinto a scrivere il presente libro.

Abbiamo già detto altrove come sia nefasta, a nostro giudizio, la diffusione di quelle teorie che sono comparse meno di un secolo fa, e che si possono definire in modo generale con il nome di "neospiritualismo". Certamente vi sono, nella nostra epoca, molte altre "controverità" che è bene ugualmente combattere; le prime, però, hanno un carattere del tutto speciale, che le rende forse più nocive - e in ogni caso in modo diverso - rispetto a quelle che si presentano sotto una forma semplicemente filosofica e scientifica. Tutte queste cose, in effetti, appartengono più o meno al campo della "pseudoreligione"; l'espressione, che è stata da noi attribuita al teosofismo, potrebbe essere ugualmente riferita allo spiritismo. Sebbene quest'ultimo avanzi spesso pretese scientifiche a causa dell'aspetto sperimentale nel quale crede di trovare non solamente il fondamento, ma la fonte stessa della sua dottrina, esso non è in definitiva che una deviazione dello spirito religioso, conformemente alla mentalità "scientistica" posseduta da molti nostri contemporanei. Inoltre, fra tutte le dottrine "neospiritualistiche", lo spiritismo è certamente la più diffusa e la più popolare, e ciò si comprende facilmente, poiché è la forma più "semplicistica", diremmo volentieri la più grossolana, di tali dottrine: esso è alla portata di tutte le intelligenze, anche le più mediocri, e i fenomeni su cui si appoggia, o almeno i più comuni di essi, possono per giunta essere facilmente ottenuti da tutti. é quindi lo spiritismo a fare il più gran numero di vittime, e le devastazioni da esso causate si sono ulteriormente accresciute in questi ultimi anni in proporzioni inattese, a causa dello scompiglio che i recenti avvenimenti hanno provocato nelle coscienze. Quando parliamo di devastazioni e di vittime, non si tratta affatto di semplici metafore; le cose di questo genere, e lo spiritismo più di tutte le altre, hanno come risultato di squilibrare e rovinare in modo irrimediabile una quantità di sventurati che, se non le avessero incontrate sulla loro strada, avrebbero potuto continuare a condurre una vita normale. Si tratta di un pericolo che non dovrebbe essere ritenuto trascurabile e che, soprattutto nelle attuali circostanze, è particolarmente necessario e opportuno denunciare con insistenza. Queste considerazioni rafforzano in noi la preoccupazione, di ordine più generale, di difendere i diritti della verità contro tutte le forme di errore.

Dobbiamo aggiungere che non è nostra intenzione limitarci a una critica puramente negativa; occorre che la critica, giustificata dalle ragioni che abbiamo detto precedentemente, sia per noi, nello stesso tempo, un'occasione per esporre certe verità. E nonostante il fatto che su parecchi punti saremo costretti a limitarci a indicazioni piuttosto sommarie per restare nei confini che intendiamo imporci, riteniamo ugualmente di poter fare intravedere molte questioni non conosciute, capaci di aprire nuove vie di ricerca a coloro che saranno in grado di valutarne la portata. D'altra parte ci preme avvertire che il nostro punto di vista è molto differente, sotto molteplici aspetti, da quello della maggior parte degli autori che hanno trattato dello spiritismo, tanto per combatterlo quanto per difenderlo; noi ci riferiamo sempre, innanzi tutto, al dati della metafisica pura, quali le dottrine orientali ci hanno fatto conoscere; riteniamo infatti che certi errori soltanto così si possano confutare pienamente, e non ponendosi sul loro stesso terreno. Sappiamo sin troppo bene, poi, che dal punto di vista filosofico, così come dal punto di vista scientifico, si può discutere indefinitamente senza con ciò avanzare di un passo, e che prestarsi a simili controversie equivale spesso a fare il gioco dell'avversario, per quanto poca sia la sua abilità nel far deviare la discussione. Siamo pertanto convinti più di chiunque altro della necessità di una direzione dottrinale dalla quale non si deve mai deviare, e che, sola, permette di accostarsi impunemente a certe cose. D'altra parte, poiché non vogliamo chiudere la porta ad alcuna possibilità e schierarci se non contro ciò che sappiamo essere falso, tale direzione può essere per noi soltanto di ordine metafisico, nel senso in cui, come abbiamo altrove spiegato, il termine va compreso. Naturalmente, uno studio come questo non deve essere considerato propriamente metafisico in tutte le sue parti; ma non temiamo di affermare che vi è, nella sua ispirazione, più vera metafisica di quanta ve ne sia in tutto ciò a cui i filosofi attribuiscono indebitamente tale nome. Quest'ultima affermazione non deve spaventare nessuno: la vera metafisica, a cui facevamo riferimento, non ha nulla in comune con le astruse sottigliezze della filosofia né con tutte le confusioni che questa provoca e alimenta a profusione; inoltre il presente studio, nel suo insieme, non avrà nulla del rigore di una esposizione esclusivamente dottrinale. Ciò che intendiamo dire è che noi siamo costantemente guidati da principi i quali, per chiunque li abbia compresi, sono di una certezza assoluta e senza i quali si rischia seriamente di perdersi nei tenebrosi labirinti del "mondo inferiore", cosa di cui troppi esploratori temerari, nonostante i loro titoli scientifici e filosofici, ci hanno fornito il triste esempio.

Tutto ciò non significa affatto che noi disprezziamo gli sforzi di coloro che si sono situati in punti di vista differenti dal nostro; al contrario, noi riteniamo che tutti i punti di vista, purché siano legittimi e validi, non possano che armonizzarsi e completarsi. Ci sono però distinzioni da fare e una gerarchia da osservare: un punto di vista particolare vale soltanto entro un certo ambito, e bisogna fare molta attenzione ai limiti oltre i quali cessa di essere applicabile; è quanto dimenticano troppo spesso gli specialisti delle scienze sperimentali. D'altro canto, coloro che si pongono dal punto di vista religioso hanno sì l'inestimabile vantaggio di una direzione dottrinale simile a quella di cui abbiamo parlato, ma tale direzione, a causa della forma da essa rivestita, non è universalmente accettabile, anche se basta a impedire che essi si perdano pur non fornendo soluzioni adeguate a tutte le questioni. Comunque sia, di fronte alle attuali circostanze, siamo convinti che non si farà mai troppo per opporsi a certe perniciose attività, e che ogni sforzo compiuto in tal senso, a patto che sia ben diretto, avrà la sua utilità, potendo forse essere più idoneo di altri ad avere effetti su questo o quel punto determinato; e, per parlare un linguaggio che alcuni comprenderanno, aggiungeremo che non si diffonderà mai troppa luce per dissipare tutte le emanazioni provenienti dal "Satellite oscuro".


 

Conclusione

Qualcuno sarà forse tentato di rimproverarci di aver discusso con troppa serietà teorie che sono in definitiva poco serie; a dire il vero, fino a qualche anno fa eravamo noi stessi di questo avviso, e a quel tempo avremmo certamente esitato a intraprendere un lavoro di questo genere. Ma la situazione è cambiata, si è aggravata in modo considerevole; è questa una constatazione che non può essere dissimulata, e ha fatto riflettere anche noi: se lo spiritismo diventa ogni giorno più invadente, se minaccia di concludersi in un vero e proprio avvelenamento della mentalità pubblica, occorrerà pure decidersi a prenderlo in considerazione e combatterlo con mezzi tali che tengano conto del suo non essere soltanto un'aberrazione di pochi individui isolati e senza influsso. Certo, lo spiritismo è stupidità; ma è terribile che questa stupidità sia riuscita a esercitare un'azione così straordinariamente estesa. Ciò prova che esso corrisponde a tendenze abbastanza generalizzate, e questa è la constatazione che poco fa ci faceva dire che le questioni di opportunità non sono da trascurare: poiché non è possibile combattere tutti gli errori senza eccezione, dato che sono innumerevoli, tanto vale non tener conto di quelli relativamente inoffensivi e senza possibilità di successo; sennonché lo spiritismo, disgraziatamente, non fa parte di questi ultimi. Sarebbe certamente molto facile deridere "quelli che fanno ballare le tavole" e i "presentatori di spiriti", o far divertire la gente assennata a loro spese spiattellando tutte le loro stravaganze (e qualcuna l'abbiamo segnalata quando se n'è presentata l'occasione), o denunciare le soperchierie dei falsi medium, o descrivere i personaggi grotteschi che si incontrano negli ambienti degli spiritisti. Ma tutto questo non sarebbe sufficiente: il ridicolo è un'arma inadeguata. Del resto, si tratta di qualcosa di troppo nocivo per essere realmente comico, anche se comico certamente è sotto più di un aspetto. Si osserverà senza dubbio che gli argomenti da noi esposti sono troppo difficili da afferrare, che hanno il difetto di non essere alla portata di tutti; in una certa misura ciò è forse vero, anche se ci siamo sforzati di conservare sempre la più grande chiarezza. è inoppugnabile però che noi non siamo fra coloro che ritengono sia bene nascondere certe difficoltà, o semplificare le cose a spese della verità. D'altronde pensiamo che non sia il caso di esagerare, e che sarebbe un peccato lasciarsi respingere dall'apparenza un po' arida di certe dimostrazioni; tutti sono in grado di capire quel tanto che basta per convincersi della falsità dello spiritismo. In fondo si tratta di cose più semplici di quanto non appaiano, al primo approccio, a chi non ha l'abitudine a certi ragionamenti. Inoltre non si può pretendere (e ciò vale per qualsiasi questione) che ogni cosa sia allo stesso modo comprensibile da parte di tutti, date le inevitabili differenze intellettuali esistenti fra gli uomini; chi capisce solo parzialmente sarà obbligato perciò a riferirsi, per quanto riguarda il resto, alla competenza di chi capisce di più. Non si tratta da parte nostra di un richiamo all'"autorità", trattandosi soltanto di supplire a un'insufficienza naturale; e ci auguriamo che ciascuno si sforzi per procedere con le proprie forze il più lontano possibile; si tratta della semplice constatazione di una diseguaglianza nei confronti della quale nessuno può far nulla, e che non si manifesta soltanto nel campo metafisico. In ogni caso, ci preme ripetere ancora una volta, per concludere, che soltanto ponendosi dal punto di vista della metafisica si può provare in modo assoluto la falsità dello spiritismo; non esiste altro modo per dimostrare che le sue teorie sono assurde, ossia che sono pure impossibilità. Tutto il resto sono soltanto approssimazioni, ragioni più o meno plausibili ma mai rigorose e pienamente sufficienti, le quali potranno sempre prestarsi a discussione; al contrario, nella sfera della metafisica la comprensione comporta di necessità, e in modo immediato, l'assenso e la certezza. Dicendo approssimazione non pensiamo però ai pretesi argomenti sentimentali, i quali non rappresentano nulla, e non riusciamo a capire come taluni avversari dello spiritismo si intestardiscano a sviluppare tali meschinità. In questo modo, costoro rischiano soprattutto di provare che mancano della vera intellettualità quasi quanto quelli che vogliono combattere. Intendiamo invece parlare degli argomenti scientifici e filosofici; ammesso che qualcuno di essi abbia un certo valore, si tratterà ancora sempre di un valore molto relativo. e nessuna di queste cose può avere la pretesa di costituire una confutazione definitiva; si è di fronte a qualcosa che occorre affrontare partendo da molto più in alto. Possiamo perciò sostenere senza tema di smentita di aver fatto non solo qualcosa di diverso ma anche molto più di quanto era stato intrapreso finora nella stessa direzione; e diciamo questo con animo tanto più leggero in quanto, tutto sommato, il merito non è personalmente nostro ma della dottrina a cui ci ispiriamo, dottrina nel confronti della quale le individualità non contano. Da attribuire esclusivamente a noi sono invece le imperfezioni dell'esposizione, giacché queste sono inevitabili, per quanto grande sia stata la cura che vi abbiamo portato. Oltre all'interesse che può presentare di per se stessa, la confutazione dello spiritismo ci ha permesso di esporre, come dicevamo al principio, certe importanti verità; queste verità, soprattutto quelle metafisiche, anche quando siano esposte con riferimento a un errore, hanno una portata essenzialmente positiva. Certo, avremmo di gran lunga preferito aver soltanto da esporre la verità pura e semplice senza doverci preoccupare dell'errore, o anche solo di tutte le complicazioni secondarie provocate dall'incomprensione, sennonché anche a questo proposito occorre tener presente la questione dell'opportunità. Del resto, ciò può presentare taluni vantaggi quanto ai risultati; il fatto che la verità sia presentata a proposito di questa o quella cosa contingente può richiamare su di essa l'attenzione di persone che, sebbene tutt'altro che incapaci di capirla, pensano - forse a torto - che, non avendo fatto studi speciali, essa non sia alla loro portata, e non avrebbero l'idea di andarla a cercare in trattati troppo didattici. Non si insisterà mai abbastanza su questo punto: che la vera metafisica non è da "specialisti", che la comprensione propriamente intellettuale non ha niente in comune con il sapere puramente "libresco", che essa differisce in modo totale dall'erudizione e altrettanto dalla scienza ordinaria. Quella che abbiamo chiamato in un altro studio "élite intellettuale"1 non si presenta ai nostri occhi composta di scienziati e di filosofi; anzi, noi pensiamo addirittura che pochissimi di costoro avrebbero le qualifiche richieste per farne parte. Occorre, a questo scopo, essere ben più liberi dai pregiudizi di quanto tali persone siano abitualmente, e spesso ci sono più possibilità in un ignorante, il quale può istruirsi e svilupparsi, che non in qualcuno nel quale certe abitudini mentali hanno impresso una deformazione irrimediabile. Oltre le verità di carattere metafisico che sono servite da principio alla nostra confutazione, ne abbiamo indicate altre, in particolare a proposito della spiegazione dei fenomeni; queste ultime sono ai nostri occhi soltanto secondarie, tuttavia presentano un certo interesse. Confidiamo che il lettore non si fermerà all'apparente stranezza di taluna di quelle considerazioni, le quali urteranno solo coloro che sono imbevuti del più deplorevole spirito sistematico, e non è certo a costoro che noi ci rivolgiamo, perché sarebbe fatica sprecata. D'altronde, se temiamo qualcosa, è piuttosto che si attribuisca a queste cose un'importanza eccessiva, o a causa del loro stesso carattere insolito o, soprattutto, perché esse hanno a che fare con la sfera fenomenica; comunque sia, non avremo certo da rimproverarci di aver trascurato a tale proposito le precauzioni e gli avvertimenti, anzi, siamo convinti di non aver detto niente più di quanto era rigorosamente necessario allo scopo di eliminare le confusioni e i malintesi e di farla finita con le false interpretazioni. Anche senza tener conto del riserbo che è di regola su certi punti, non avevamo la pretesa di sviluppare in modo completo tutti gli argomenti che abbiamo avuto occasione di trattare; ci sono questioni che riprenderemo più tardi; ce ne sono altre a proposito delle quali le nostre indicazioni, come dicevamo all'inizio, apriranno forse ad altri vie di ricerca che non sospettavano. L'unica cosa che non ci è possibile incoraggiare è l'esperimentazione, i risultati della quale non hanno mai tanto valore da controbilanciarne taluni inconvenienti, in molti casi anche taluni pericoli. Tuttavia, se ci sono persone che vogliono a tutti i costi sperimentare, è preferibile che lo facciano fondandosi su basi serie, anziché partire da dati assurdi o perlomeno erronei. A ogni modo, ancora una volta, siamo convinti che in quanto abbiamo esposto non ci sia nulla di cui si possa approfittare per lanciarsi in avventure più o meno disgraziate; crediamo, al contrario, che quel che abbiamo detto sia tale da distoglierne gli imprudenti, mostrando loro di quanto difettano per poter riuscire in imprese del genere. Aggiungeremo una sola riflessione: al nostri occhi la storia dello spiritismo non è che un episodio della formidabile deviazione mentale che caratterizza l'Occidente moderno; per capirla in modo completo sarebbe perciò opportuno situarla nell'insieme di cui fa parte; ma è evidente che per fare ciò occorrerebbe risalire molto più lontano nel tempo, onde poter individuare le origini e le cause della deviazione e poi seguirne il corso con le sue molteplici peripezie. Si tratterebbe di un lavoro immenso, di cui non è ancora mai stata fatta neppure una parte; la storia, come viene insegnata ufficialmente, tocca esclusivamente gli avvenimenti esteriori, i quali sono solo gli effetti di qualcosa di più profondo, e per di più li espone in un modo tendenzioso, in cui si ritrova chiaramente l'influsso di tutti i pregiudizi moderni. Ma non basta: si assiste a un vero e proprio accaparramento degli studi storici a favore di determinati interessi di parte, sia politici sia religiosi; in particolare vorremmo che qualcuno, specificamente competente, avesse il coraggio di denunciare, con prove a sostegno, i maneggi attraverso i quali gli storici protestanti sono riusciti ad assicurarsene un monopolio di fatto, riuscendo a imporre. quasi per una specie di suggestione, i loro punti di vista e le loro conclusioni fin negli ambienti cattolici. Si tratterebbe di un lavoro estremamente istruttivo, e i suoi benefici sarebbero notevoli. La falsificazione della storia sembra chiaramente essere stata compiuta seguendo un piano preordinato; ma se è così, dal momento che essa ha come fine essenziale di travestire da "progresso", agli occhi dell'opinione pubblica, la deviazione di cui abbiamo parlato, tutto sembra indicare che quest'ultima deve essere essa stessa l'opera di una determinata volontà direttrice. Su questo argomento non vogliamo, almeno per il momento, essere più affermativi; in ogni caso si potrebbe trattare soltanto di una volontà collettiva, giacché siamo di fronte a qualcosa che va manifestamente oltre la sfera d'azione degli individui singolarmente intesi. Ma pure il parlare di una volontà collettiva è forse soltanto una rappresentazione più o meno difettosa. A ogni buon conto, a meno di non credere nel caso, si è obbligati ad ammettere l'esistenza di qualcosa che equivale a un programma in qualche modo concertato, il quale non ha evidentemente bisogno di essere mai stato formulato in alcun documento. Il timore di scoperte di questo genere è forse una delle ragioni che hanno fatto della superstizione del documento scritto il fondamento esclusivo del "metodo storico". Con simili basi di partenza, quello che è essenziale sfugge necessariamente alle ricerche, e a chi vuole approfondire le questioni si fa presto a obiettare che ciò non è "scientifico", il che dispensa da ogni ulteriore discussione; nulla è più efficace dell'abuso dell'erudizione per riuscire a restringere l'"orizzonte intellettuale" di un uomo e impedirgli di veder chiaro in certe cose. Quanto stiamo dicendo permette forse di capire perché i metodi che fanno dell'erudizione qualcosa di fine a se stesso siano stati imposti con estremo rigore dalle autorità universitarie. Ma ritorniamo alla questione che stavamo esaminando: ammesso che vi sia un piano, qualunque forma esso assuma, occorrerebbe indagare come ognuno degli elementi che ne fanno parte possa concorrere alla sua realizzazione e come questa o quella individualità abbia potuto, a tal fine, servire da strumento consapevole o no. è il caso di ricordare a questo punto quanto abbiamo dichiarato a proposito delle origini dello spiritismo, ossia che ci è impossibile credere alla produzione spontanea di movimenti di una certa importanza. In realtà le cose sono ancora più complesse di quanto stiamo suggerendo: invece di un'unica volontà occorrerebbe tener conto di più volontà diverse e delle loro risultanti; si tratta anzi di una "dinamica" speciale, le cui leggi sarebbero assai curiose da stabilire. Quello che ne diciamo serve solo a far vedere come la verità sia ben lontana dall'essere generalmente conosciuta - e anche soltanto supposta - in questo come in molti altri campi. Concludendo, quasi tutta la storia sarebbe da ricostruire su basi completamente diverse, ma disgraziatamente troppi interessi sono in gioco perché coloro che vorranno tentare l'impresa non abbiano da superare temibili resistenze. Questo lavoro non compete a noi, trattandosi di un campo che non è specificamente nostro; per quanto ci riguarda, possiamo soltanto dare al proposito indicazioni e abbozzare scorci, e del resto un'opera del genere potrebbe essere soltanto collettiva. Comunque, si tratta di tutto un insieme di ricerche che a nostro parere sarebbero ben più interessanti e utili dell'esperimentazione psichica; ciò richiederebbe ovviamente predisposizioni di cui non tutti sono in possesso, ma noi pensiamo che almeno alcuni le abbiano, e costoro potrebbero dirigere con profitto la loro attività in questa direzione. Il giorno in cui si potesse ottenere un risultato apprezzabile in tal senso, molte suggestioni sarebbero rese impossibili per l'avvenire; si tratterebbe probabilmente di uno dei mezzi che potrebbero contribuire a riportare, in un'epoca più o meno lontana, la mentalità occidentale sulle vie normali dalle quali essa, ormai da molti secoli, si è tanto allontanata.

Note

1 Cfr. la conclusione della nostra Introduction générale à l'étude des Doctrines Hindoues.

 

Da: http://www.loggia-rene-guenon.it/Sito/Guenon/Bibliografia/Libri/Testi/ErroreSpiritismo/ Prefazione.htm

 

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