Piero Di
Vona
Il pensiero tradizionale e la
molteplicità attuale
delle forme religiose
Tratto da Tellus - rivista di geofilosofia - n°17,1996
Per
“pensiero tradizionale” (in francese “Pensée de la tradition”) si intende
quella corrente di idee del nostro secolo che è rappresentata da un gruppo di
scrittori i quali, in varia misura, e sotto diversi aspetti, si richiamano
all’opera di René Guénon (Blois 1886 - Il Cairo1951). Questi, convinto assertore
della superiorità del pensiero orientale ed in specie del pensiero indù, si
convertì all’Islam ed entrò a far parte di una confraternita sufi. In Italia
appartennero a tale gruppo Julius Evola (1898-1974) e Guido De Giorgio
(1890-1957). Il pensiero tradizionale ha certamente influenzato le idee dello
storico delle religioni Mircea Eliade, ed ha come maggiori aree di diffusione la
Francia, l’Italia, l’Argentina ed il Canada. Esso è noto in alcuni ambienti del
vicino Oriente e dell’Oriente vero e proprio, soprattutto in paesi di religione
islamica. Il gruppo, cui ci riferiamo, si è formato liberamente per il naturale
irraggiamento delle idee di Guénon e non può in nessun modo essere considerato
come una scuola, e meno che mai come una setta, poiché Guénon non volle
discepoli e non considerò suo compito fondare un’associazione di qualunque
genere. Quando parliamo del “pensiero tradizionale” ci riferiamo all’adesione ad
alcune idee comuni a pensatori non legati personalmente tra loro, e
richiamantisi a Guénon ognuno per proprio conto ed a proprio modo. L’idea
principale del “pensiero tradizionale” è l’unità trascendente delle religioni e
delle forme, con le quali per le più diverse vie l’uomo entra in rapporto con il
divino. Tale idea non fu propria del solo Guénon. Essa fu molto diffusa tra i
principali rappresentanti dell’occultismo di questo e del passato secolo. In
Italia essa è stata propria anche della scuola di magia fondata da Giuliano
Kremmerz (Ciro Formisano). Possiamo ricordare ancora che l’idea dell’unità
trascendente delle religioni ispirò i romanzi di Gustav Meyrink, scrittore
appartenente all’Espressionismo tedesco. Unità trascendente delle religioni
significa che la verità, che trasumana ed eternizza chi la possiede, fu data ad
un legislatore primordiale che la trasmise all’umanità in uno stato chiamato età
dell’oro o età dell’essere. Questo legislatore coincide con l’intelligenza
cosmica che regge il nostro mondo. Per il “pensiero tradizionale” l’età dell’oro
sta in epoca a noi anteriore, come per il pensiero antico, e non è già una
realtà del futuro come per l’Ebraismo ed il Cristianesimo. Questo fa comprendere
perché per il “pensiero tradizionale” sopravvenne una decadenza, nel corso
della quale l’umanità percorse il ciclo regressivo raffigurato con l’età
dell’argento, del bronzo e del ferro. Durante questo regresso il centro che
custodisce la verità primordiale si occultò per l’umanità comune, e trasmise la
verità ad un numero sempre minore di persone per vie nascoste, esoteriche ed
iniziatiche. Dall’epoca dell’occultamento, che ha corrispondenza con idee
proprie dell’islamismo sciita, si introdusse nelle religioni la distinzione tra
il nocciolo esoterico nascosto e riservato a pochi, e la forma esteriore, aperta
a tutti. Alla decadenza del sapere si unì la decadenza della società umana, che
dall’unità originaria passò prima sotto il dominio dei sacerdoti, e poi dei
guerrieri, dei mercanti, dei servi, ed infine dei senza casta (regressione delle
caste). Questa è la visione del mondo propria del “pensiero tradizionale”. Anche
nell’età della decadenza il centro supremo del genere umano non ha cessato di
esercitare la sua influenza trasmettendo la verità in varie forme simboliche
rappresentate dalle religioni storiche, le quali sono state adattate alle
condizioni proprie di un dato ciclo storico, di un dato ambiente umano, di un
dato tempo e di un dato luogo. Non sono lontane da questa visione dell’origine
delle religioni le idee di certi odierni teologi della liberazione che
concepiscono la religione come il dono della rivelazione ad un dato ambiente
storico ed umano. Queste premesse molto semplici ci permettono di rispondere
alle domande che ci sono state poste. Risponderemo ad esse per quanto ce lo
consente la nostra conoscenza degli scritti nei quali si esprime il “pensiero
tradizionale”. La visione regressiva della civiltà umana giustifica per tale
pensiero la molteplicità delle forme religiose. Poiché, secondo gli scrittori di
tale corrente, noi stiamo vivendo nell’età ultima dei senza casta, le forme
religiose si moltiplicano a dismisura nel nostro tempo e crescono in eguale
misura ed allo stesso modo anche le contrapposizioni e le adulterazioni delle
forme tradizionali. Tutto il processo contemporaneo di espansione e mescolanza
delle forme religiose non è che il naturale effetto della regressione e della
decadenza. La legge primordiale non si lascia violare invano. Quando avviene una
violazione, questa comporta un’usurpazione. Ma l’usurpazione chiama
l’usurpazione, e questa provoca una nuova caduta verso il basso. Per questa via
si è svolta la discesa ciclica nelle età successive all’età dell’oro, e la
regressione delle caste fino ai senza casta. L’età ultima, che è la nostra, è
l’età della confusione delle caste e delle funzioni nella società, e per
conseguenza anche l’età della confusione delle religioni, dei culti e delle
sette. Per il “pensiero tradizionale” il tempo e lo spazio non sono indifferenti
entità matematiche e geometriche. Essi hanno un valore qualitativo e sacrale. In
questo senso ogni tempo ed ogni spazio è distinto da ogni altro per la sua
qualità, la sua direzione ed il suo orientamento, che ne fanno il ricettacolo
adatto per certi atti e certe azioni e non per altri di una qualunque natura.
C’è un tempo sacro ed una geografia sacra. La conseguenza di questo è che una
forma religiosa ha un suo tempo prefissato fin dalle origini, ed uno spazio di
diffusione predeterminato con altrettanta necessità. Questo comporta ancora che
l’invasione di una forma religiosa nel tempo e nello spazio propri di altre
forme religiose ha carattere antitradizionale, e comporta una inevitabile
contraffazione ed adulterazione della forma stessa che invade l’ambiente storico
e geografico di un’altra forma. Date queste premesse, il lettore comprende che
il proselitismo è condannato da parte dei pensatori della tradizione, da
qualunque parte esso provenga. Il miscuglio di culti e di varie forme religiose
che viene attuandosi in molte zone del mondo attuale per questi pensatori non
può essere che la contraffazione che procede dall’usurpazione di tempi e luoghi
che non appartengono alle forme che ne invadono altre. Ci si deve attendere che,
proseguendo nella discesa ciclica, questi invasioni si moltiplichino e che alla
rivendicazione di identità religiosa si associno come conseguenza sempre più le
rivendicazioni politiche e nazionalistiche, che inaspriranno le lotte ed i
conflitti tra i popoli e le nazioni. I centri che custodiscono la verità
primordiale saranno sempre più pochi, si faranno sempre più chiusi per
l‘umanità. La verità per conseguenza non sarà mai più rinvenibile nelle
religioni e nelle associazioni chiamate grandi guardando solamente alla forza
del numero dei loro proseliti. C‘è un esito positivo di tutto questo processo di
decadenza e di regresso? Per il “pensiero tradizionale” la condizione ciclica
implica anche il rovesciamento del ciclo ed il ritorno dell’età dell’oro. Ma
questo ritorno non avverrà per la nostra umanità, bensì per un’altra umanità
differente dalla nostra. Di essa potranno far parte solamente i pochissimi tra
noi che avranno saputo ritrovare la via per il centro supremo nelle terribili
convulsioni della fine dei tempi provocata dal simultaneo insorgere delle forze
della natura e delle masse umane improvvidamente scatenate.
Da:
http://www.asslimes.com/terra%20di%20mezzo/il%20pensiero%20tradizionale/il%20pensiero%20
tradizionale.htm
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