in quiete
Il Sito di Gianfranco Bertagni

 

"La conoscenza di Dio non si può ottenere cercandola; tuttavia solo coloro che la cercano la trovano"
(Bayazid al-Bistami)

"Chi non cerca è addormentato, chi cerca è un accattone"
(Yun Men)

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Recensione di Antonio Vigilante a Pace e disarmo culturale di Raimon Panikkar


Raimon (Raimundo) Panikkar e' nato a Barcellona nel 1918 da madre spagnola e padre indiano; laureato in chimica, filosofia e teologia, ha insegnato in molte universita' europee, asiatiche ed americane; e' uno dei principali esperti di studi interculturali. Opere di Raimon Panikkar: tra i suoi numerosi libri cfr. Il dialogo intrareligioso, Cittadella, Assisi 1988; Trinita' ed esperienza religiosa dell'uomo, Cittadella, Assisi 1989; La
torre di Babele, Edizioni cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1990; La sfida di scoprirsi monaco, Cittadella, Assisi 1991; Ecosofia: la nuova saggezza, Cittadella, Assisi 1993; Saggezza stile di vita, Edizioni
cultura della pace, S. Domenico di Fiesole (Fi) 1993; La pienezza dell'uomo. Una cristofania, Jaca Book, Milano 1999; Pace e interculturalita', Jaca Book, Milano 2002; Pace e disarmo culturale, Rizzoli, Milano 2003; La nuova innocenza, tre volumi, Servitium, Palazzago (Bg); L'esperienza della vita, Jaca Book, Milano 2005. Si vedano anche gli atti del seminario animato da Panikkar su Pace e disarmo culturale, L'altrapagina, Citta' di Castello (Pg) 1987 (con interventi tra gli altri di Ernesto Balducci, Fabrizio Battistelli, Luigi Cortesi, Antonino Drago, Achille Rossi). Opere su Raimon Panikkar: Achille Rossi, Pluralismo e armonia: introduzione al pensiero di Raimon Panikkar, L'altrapagina, Citta' di Castello (Pg) s. d. ma 1990]

La guerra e' un fenomeno culturale, ed a livello culturale va contrastata. E' inutile la ricerca della pace senza un disarmo culturale, il superamento cioe' della cultura bellica in cui viviamo, che non e' mai realmente andata oltre il modello della pax romana. Panikkar distingue tre ipotesi sulle origini della violenza, cui corrispondono tre concezioni della pace. La prima e' quella monistica, per la quale l'uomo e' originariamente buono, anche se e' decaduto; potra' tuttavia sollevarsi da questa caduta. In modo piuttosto singolare, l'autore fa rientrare in questa prima posizione tanto i monoteismi, quanto il buddhismo ed il marxismo. La seconda ipotesi e' quella dualista, per la quale il bene e il male sono entrambi principi metafisici.
Infine l'ipotesi a-dualista o advaita, per la quale la realta' e' ambivalente, ed ogni cosa e' al tempo stesso bene e male; o meglio: il male e' il bene che perde trasparenza, e puo' essere convertito in bene attraverso la saggezza.
Una cultura tecnocratica tende a considerare anche la pace come un'opera umana. Essa invece e' un dono: non si costruisce, ma si riceve assumendo un atteggiamento "femminile" di ricettivita' e di disponibilita' ad accogliere il dono.
La filosofia della pace e' il tentativo di comprendere il mistero della realta', superando la violenza epistemica della tradizione occidentale. Il suo presupposto e' che la struttura della realta' sia armonica. Cio' che e' e' come deve essere; non disponiamo, del resto, di alcun criterio di valutazione estraneo alla realta' stessa. La pace e' l'ordine della realta'.
La filosofia che coglie quest'ordine non e' solo esercizio intellettuale, ma richiede in primo luogo il raggiungimento dell'armonia interiore e l'attitudine alla contemplazione.
La guerra, come fenomeno limite (al pari della morte), e' un fenomeno religioso. La secolarizzazione consente di valorizzare la dimensione religiosa della pace senza cadere nella teocrazia. Disarmo culturale significa, riguardo alla religione, purificarla dal suo ruolo istituzionale.
Ma a dover essere ridimensionata e' soprattutto la tradizione tecnico-scientifica europea, con la sua prospettiva evoluzionistica ed ottimistica. I valori occidentali non vanno negati, ma nemmeno possono piu' essere usati come armi d'assalto nei confronti della parte restante del mondo. La stessa verita' non va intesa come uno strumento per vincere, ne' per convincere: altrimenti diventa ideologia. Il riferimento di Panikkar e' ai missionari cristiani, ma l'osservazione sembra colpire anche il concetto gandhiano di satyagraha, fondata sulla idea dell'efficacia della verita' nella lotta politica.
La modernita' ha tre fattori distintivi: tecnocrazia (che e' una forma di dominio, ben diversa dalla techne antica), secolarita' e primato della storia (l'uomo moderno non vive piu' nel cosmo, ma nel mondo storico). La liberazione umana si e' andata scindendo in salvezza religiosa, salute medica e liberta' politica. Bisogna riunificate queste tre dimensioni.
La pace e' il risultato della interazione di tre elementi: armonia, liberta' e giustizia. Armonia vuol dire conciliazione degli opposti (e quindi rinuncia al dualismo). Cio' non vuol dire che la realta' che accoglie e armonizza i contrari sia idilliaca. In essa c'e' posto anche per il male. La pace deve fondarsi su questa armonia cosmica, e rispettarla. "Se e' vero, per esempio, che l'universo materiale sussiste grazie al fatto che il pesce grande si nutre del piccolo, l'armonia della pace non potra' consistere nel far si' che gli uomini rinuncino alla caccia, ma esigera' che questa venga praticata secondo i ritmi naturali delle cose" (p. 105). E' una posizione diametralmente opposta a quella di Aldo Capitini, per il quale la filosofia della pace cerca un mondo nel quale il pesce grande non mangi piu' quello piccolo. Il secondo elemento, la liberta', e' il rispetto dell'ontonomia di ogni persona, ed a sua volta e' fondata su una Realta' che e' libera, e dalla quale non ci si puo' isolare senza diventare nemici della liberta'. La giustizia, terzo elemento, non va confusa con la legalita', e permette di uscire da una concezione intimistica della pace, esigendo il riconoscimento di cio' che spetta a ciascuno.
Perche' vi sia pace occorre che i tre elementi - armonia, liberta' e giustizia - siano in equilibrio, e che nessuno predomini sugli altri. Il centro comune cui fanno riferimento i tre elementi e' l'amore, inteso non come sentimento, ma come eros cosmico. I principali ostacoli alla pace sono tre. Il primo e' l'ideale militare.
Anticamente il militare faceva parte anch'egli dell'ordine cosmico, aveva la funzione di difendere l'ordine sociale, e rispondeva ad un codice severissimo. Ora questo ideale cavalleresco e' degenerato a causa del potere e della deriva tecnocratica, che ha portato dalle armi bianche a quelle atomiche, con le quali la guerra diventa pura distruttivita'. Il secondo e' appunto la tecnocrazia, che rompe l'equilibrio cosmico e crea un quarto mondo oltre quelli dell'Uomo, della Natura e degli Dei. Il terzo ostacolo e' la cosmologia evoluzionista. La legge dell'evoluzione dice che il passaggio a forme evolutive piu' alte avviene a costo del sacrificio di milioni di esseri. Come non giustificare cio' anche nel mondo della storia? Per parlare di pace occorre la trascendenza, intesa non come un Dio escatologico che premia i buoni, i vincitori della vicenda cosmica, ma come un Dio al tempo stesso immanente e trascendente, che e' oltre l'uomo ma anche dentro l'uomo.
E se in ogni uomo c'e' una scintilla di Divino, nessuno puo' essere lasciato indietro nel cammino dell'umanita'. Di qui l'opzione preferenziale per i poveri e gli ultimi. "L'opzione per i poveri equivale alla ribellione dell'uomo di fronte a tutte le forze cieche della natura e della storia" (p. 141), scrive Panikkar. Ma dire che le forze della natura sono cieche non vuol dire disapprovare anche il fatto che il pesce grande mangi il piccolo? non significa introdurre un dover essere, in base al quale giudicare eticamente non solo il mondo storico, ma anche quello naturale?
 

Da: http://palabre.altervista.org/libri/panikkar.shtml

 

 

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