Nell'introduzione
all'opera: 'La triplice Via del Fuoco', c'è scritto: "La Via del Fuoco di
Raphael è quella Via operativa che porta all'accensione del fuoco, al dominio e
alla direzione del Fuoco, alla soluzione dello stesso Fuoco."
Poiché questo semplice
libricino espone solo una sintesi di un processo realizzativo, per chi
vuole approfondire maggiormente la materia si rimanda all'opera summenzionata (Raphael,
La Triplice Via del Fuoco) ove sono prospettate tre vie
operative:
a) Realizzazione secondo
l'Alchimia (Sezione I, capitolo I).
b) Realizzazione secondo l'Amore del Bello (Sezione I, capitolo II).
c) Realizzazione secondo la Metafisica Tradizionale (Sezione I, capitolo III).
Quando un aspirante è
stimolato a incamminarsi lungo la Via della Realizzazione del Sé,
quando ha finito di leggere le cose più svariate e cessato di parlare
confusamente di cose spirituali, la sua coscienza gli impone un'azione più
incisiva, operativa, tale da sospingerlo alla soluzione delle sue istanze. A
questo punto da un vago cercare qua e là passa all'applicazione concreta
della sadhana (ascesi realizzativa) e alla scelta di un Sentiero che sia
congeniale al suo stato psicologico.
Questa prospettata nel
presente scritto è solo una sintesi operativa che rappresenta lo schema base
di ogni possibile sadhana.
Per chi è pronto essa
potrebbe essere anche sufficiente per innalzarsi alla realizzazione dell'Essere
in quanto è e non diviene.
A chi è maturo bastano
poche indicazioni per rimettere le ali e volare verso la Libertà.
Se l'ente vive nel
conflitto, nella sofferenza materiale e psicologica, nell'irrequietezza e
insoddisfazione, vuol dire che qualche cosa non funziona in lui, o qualche
cosa risulta sbagliata nella condotta della sua vita. Può darsi anche che il suo
vivere poggi su una visione errata dell'esistenza, che segua una filosofia di
vita a vicolo cieco, fino a rassegnarsi a procedere nell'inerzia o ad
adeguarsi passivamente all'inconscio caotico collettivo senza alcuna prospettiva
di venirne fuori.
Eppure, l'uomo
dell'inquietudine e dell'angoscia può avere senz'altro delle soluzioni ottimali, solo
che dovrebbe essere più responsivo, più duttile, più umile e disponibile ad
ascoltare una voce che difficilmente nel mondo citomico ha potuto
ascoltare.
Che cos'è poi una Via
realizzativa se non quella che svela la Pienezza e la Conoscenza di sé, cose
queste che si trovano entro lo stesso ente, ma che restano profondamente
celate nel cavo del cuore perché l'attenzione è spesso rivolta al mondo del
divenire più che a quello dell'Essere.
Che cosa possiamo dare
agli altri se la nostra vita è intessuta di emozioni, passioni, egoismi e
ignoranza dei vari problemi esistenziali? Spesso neanche un conforto psicologico
per sopravvivere.
La maturità, a volte
conquistata sotto il martello della sofferenza, impone prima o poi di distogliere
l'Occhio dell'intelligenza dalle cose che non sono (mondo duale) e a
dirigerlo verso lo splendore della propria essenziale natura. Indubbiamente ciò
che implica un capovolgimento di valori, una rivoluzione psicologica,
un rendersi non più verso la linea orizzontale inefficace, infruttuosa,
ma verso quella verticale di risveglio, di svelamento di potenzialità
meravigliose che sono prerogative dell'animo umano.
Questa sintesi operativa è
rivolta appunto a quanti, maturati sotto la legge della necessità, vogliono
assaporare la mirabile via della Libertà fino a essere
libertà-compiutezza.
E' a questo punto che
possiamo dare agli altri non semplice conforto psicologico, ma qualcosa
di più.
Il Fuoco di cui si parla
non è ovviamente quello che conosciamo a livello fisico. Un istinto, una
passione, un'idea, ecc. non sono altro che fuoco in espressione: i nostri
corpi di manifestazione (fisico, emotivo e mentale) sono composti di fuoco, la
stessa materia è un concentrato di fuoco, una stella è un fuoco che illumina: la
vita stessa può essere compresa in termini di fuoco.
Nello Yoga si parla di
sette centri di coscienza che esprimono energia-fuoco-luce. Alcuni
di essi vanno risvegliati in modo che l'energia-fuoco s'innalzi
lungo una linea determinata per portare la coscienza a dimensione
universale.
La vita del discepolo,
dunque, è una vita di fuoco, e agli inizi egli può esserne turbato fino a
rifiutare questo fuoco che gli sembra sconosciuto, dal momento che non ha mai
interpretato se stesso in termini di fuoco.
Quando però il discepolo
si sveglia, il fuoco gli si impone ed egli deve riconoscerlo; può essere
difficile in principio perché non sa come trattare l'elemento né come
affrontarlo.
Questo avviene solo perché
l'avidya (non-conoscenza della propria essenziale natura) ci nasconde il
fatto fondamentale, che dal campo di tensione che procede dal Principio
universale al cuore della sostanza formale, tutto è fuoco.
Quando il discepolo
gradatamente scopre la propria realtà di Fuoco, è liberato dal fuoco. Si
riconosce nel Fuoco e costantemente bruciando, nel rogo elimina ogni cosa che si
frappone tra lui e la sua essenza. Impara così a rigettare tutto ciò che non può
essere sostenuto nel respiro del Fuoco.
Possa questo breve
trattato essere di utilità a quanti si accostano alla realizzazione del Sé.
Ti dò le chiavi per aprire
le porte del Tempio; in Esso troverai il Fuoco rigeneratore che ti
ingrandisce quanto il creato, la spada fiammeggiante per combattere le tenebre che
ti costringono, la Verità suprema splendente e costante. Raphael.
I tre fuochi individuati
sono potenti energie qualificate di un io rapporto a un altro io. Si può
essere polarizzati principalmente su una specifica qualità energetica, per
cui abbiamo individui prettamente istintuali,
emotivi-sentimentali-passionali, o mentali; oppure, ancora, un io con qualità miste; però è
importante ricordare che a questo livello i fuochi sono sempre in relazione a un centro
egoico. Fino a quando il riflesso di coscienza del puro Sé-Nous s'identifica
con tali fuochi non può essere libero di ritornare alla Fonte da cui si è
distaccato per semplice temerarietà, per dirla con Plotino; ovvero per la sua
libertà di operare in molteplici direzioni.
Così, tutto il processo
realizzativo consiste in opportune fasi operative:
1. Comprensione dei fuochi
individuati.
2. Separazione del riflesso di coscienza animica (jiva) dalle proprie proiezioni. 3. Fissazione del Centro
coscienza su se stesso.
4. Rivolgimento del Centro di coscienza, e quindi integrazione dei fuochi individuati, verso la
controparte universale e principale dei fuochi. 5. Captazione dell'essenza
del fuoco e stabilizzazione della consapevolezza su tale stato metafisico.
In sintesi si ha che il
riflesso coscienziale, da individuato e scisso dal contesto dell'Essere e
quindi identificato col mondo delle semplici apparenze, riprende la sua autentica
natura universale. La parabola del figliol prodigo che ritorna a casa è
emblematica.
L'ente umano è un centro
spirituale luminoso ma, per un suo libero atto, può oscurarsi, può scendere
nella caverna e vedere solo l'ombra della Realtà, anche se questo evento
rimane relativo perché non può ovviamente cambiare di natura. L'immortale non
può divenire mortale, però può pensarsi, credersi finito e corruttibile. Per
esempio, identificandosi col contingente corpo-fisico grossolano,
l'Anima immortale può considerarsi mortale, ma questo evento può essere
solo apparente e non-reale.
RISVEGLIO ALLA
REALIZZAZIONE DEL SE'.
1. Il Fuoco di cui si
parla non ha alcun riferimento con l'elemento fuoco propriamente detto; esso
ha un significato molto più profondo: è l'essenza della stessa
manifestazione e permea la nostra natura formale. Occorre accenderlo, dominarlo,
direzionarlo sì che le scorie che ostruiscano possano essere completamente
bruciate.
Anche nell'Alchimia e
nello Yoga si parla di fuoco.
Ne 'La Via del Fuoco
secondo la Qabbalah' (Raphael, La via del fuoco secondo la Qabbalah) c'è scritto:
"Per spegnere il triplice Fuoco bisogna avere maturità, dignità,
arditezza e conoscenza intuitiva. Chi ha spento il triplice Fuoco, avendo ancora un corpo, è
un cadavere vivente (liberato in vita).
Un cadavere vivente non
lascia orme o impronte; non ha scopo da raggiungere, né dovere profano da
adempiere. Il Compiuto vive solo di compiutezza e di pienezza e questa pienezza
prescinde da ogni determinazione, da ogni azione, da ogni finalità.
2. O Yama, tu che conosci
il fuoco che conduce al Cielo, rivelato a me, che sono pieno di fede. Io ti
insegnerò quel fuoco, o Naciketas, che t'innalza al Cielo. Sappi che il
Fuoco è il mezzo per ottenere mondi infiniti; Esso costituisce il loro stesso
fondamento ed è nascosto in un segreto luogo.
Allora gli svelò quel
Fuoco, sorgente del mondo. (Katha upanisad).
Il discepolo della Via del
Fuoco deve avere precise qualificazioni senza le quali può cadere in
equivoci e illusioni, quindi:
a) Occorre lavorare alla
trasformazione del proprio Tempio perché lo si è reso non più sacro.
b) Avere riserbo
intelligente e misurato, l'opera non deve essere turbata da agenti esterni. Ciò
comporta non disperdere i Fuochi, ma renderli concentrati nell'opera di
trasformazione. Quindi pensare e parlare quando la necessità lo impone, e agire solo
quando il dovere è imprescindibile.
c) Operare malgrado le
circostanze della Vita sociale o profana. L'opera non concede attenuanti o
rinvii.
d) Comprendere che ogni
individuo esprime qualità, energie di varia natura e colore; quindi nel
tempo-spazio ogni cosa si trova al suo giusto posto. Ciò implica
non-contrapposizione.
e) Porsi giuste domande e
considerare che molte domande non hanno risposta. Altre sono mal poste.
Altre ancora il porsele è prematuro. Una giusta posizione coscienziale
predispone a giuste domande. Un vero dialogo con se stessi e con un istruttore
può avvenire quando le domande sono ben poste.
f) Non operare in funzione
del premio. Se c'è una richiesta di premio allora occorre riconoscere che
c'è la mano dell'io che sollecita quell'io che invece bisogna incenerire
o integrare.
g) Ricordarsi che la via
dell'immortalità non è fatta di dubbi, di rinvii, di autocommiserazioni e di
paure. La Via del Fuoco è fatta per chi sa osare e lasciare ogni pregiudizio.
3. Tutto ciò implica che
la Via del Fuoco è operativa, fattiva, realizzativa; quindi,
senza l'accensione del Fuoco nel fornello del proprio Tempio non si può procedere. E' bene
riconoscerlo fin dall'inizio per evitare future disillusioni.
Se certe qualificazioni
non ci sono ancora, con la tecnica dell'evocazione si possono propiziare.
Tutto è in noi, ma molte cose sono a livello potenziale, occorre richiamarle
all'attualità.
4. Il mondo dell'Avidya, o
il fuoco condensato, non porta a qualche soluzione, non ha
finalità, esso svanisce nel momento del Risveglio.
5. Il riflesso di
coscienza incarnato, secondo la Tradizione Vedanta, possiede cinque guaine o
corpi-vasi che operano su tre livelli universali di vita: grossolano, sottile e
causale. Le guaine-corpi sono differenti condensazioni del Fuoco. Ma l'essere
umano dormiente si considera con la sola guaina fisica. Sotto la prospettiva
metafisica, questi tre stati e le cinque guaina non sono altro che apparenza
in quanto appaiono all'orizzonte formale e scompaiono.
6. Il Fuoco può operare su
tre dimensioni: può trovarsi a livello prettamente
fisico-grossolano, materiale o condensato; fluido o sottile radiante, e noumenico. Quindi,
un'Anima vivente può sperimentare tre stati di coscienza che si esprimono su tre
livelli di Fuoco.
Quando l'Anima lascia, ad
esempio, il corpo fisico condensato si ritrova con il corpo noumenico e con
quello sottile; quando lascia quello sottile (la seconda morte) si trova
con il solo principio focale noumenico; quando questo si dissolve, per
opera della Conoscenza metafisica, la Coscienza riposa nella sua natura non
qualificata.
7. La pura Coscienza è
onnipervadente, quindi è trascendente e nello stesso tempo immanente, è dentro
e fuori, è sopra e sotto.
E' per questo motivo che
il riflesso di coscienza individuato deve risolversi nell'onnipervadenza
senza limiti o, in altri termini, si deve ricongiungere alla Fonte da cui in
realtà non si era mai distaccato.
Liberazione, dunque, è
rottura di catene, di limiti, di costrizioni, di necessità, di
identificazioni. Se l'essenza dell'essere poggia sulla libertà di scelta, allora una
scelta, tra le indefinite, può essere quella di trovarsi in una certa
condizione, anche se poi ciò comporta dualità conflittuale.
8. D'altra parte,
l'antinomia dell'individuo deriva da un'insoddisfazione di essere, da
un'irrequietezza che lo sospinge a cercare lungo sentieri che sono ulteriori prigioni.
La soddisfazione di emozioni, di volizioni, di appetiti sono l'effetto della
scissura con la sua controparte divina. E' la parte, in quanto riflesso, che
cerca la sua totalità: quindi, l'irrequietezza dell'uomo è legittima, è
sbagliata, invece, la direzione della ricerca.
Ciò rappresenta il mito di
Narciso che, specchiandosi, si identifica con la sua ombra, e col perdersi
nell'ombra dimentica la fonte. La consapevolezza
incarnata, mediante il veicolo mentale, appare altro da sé.
La mente funge da maya, da
specchio, come l'acqua per Narciso rappresenta la sostanza tramite cui
appare il suo riflesso; l'identificazione con questo riflesso determina la sua
caduta.
La sostanza mentale,
quindi è il medium con cui appare il riflesso del Purusa. La Tradizione platonica, e
quindi misterica, parla giustamente di rimembranza; vale a dire,
richiamare alla memoria la nostra vera identità. Lo stato di sogno è significativo per
comprendere il meccanismo proiettivo e identificativo (viksepa
sakti e avarana sakti).
9. Quello della sofferenza
umana è un problema di scissura la quale crea dualità e questa, a sua
volta, è fonte di conflitto, di io e non-io, di attrazione-repulsione e
così via. Colmare la scissura significa ricomporsi nell'unità, essere un
tutt'uno, ritrovare la propria integrità.
10. Realizzazione è dunque
risveglio a ciò che si è dall'eternità. E' prendere consapevolezza
del Fuoco noumenico e poi di quello non-qualificato quale Punto polare assolutamente
costante.
Di conseguenza non è procedendo lungo linee orizzontali del divenire-movimento
impermanente che possiamo ritrovarci, ma è sul piano verticale; non è andando
che possiamo ritrovare la libertà ma è fermandoci.
11. Quindi il nostro
problema fondamentale è quello del risveglio. Più che un'ideologia per la
salvezza del mondo, dobbiamo comprendere ciò che siamo, ciò che è la nostra vera
Essenza immortale. Il resto viene ovviamente da sé. Chi non è animato del
sacro fuoco di Essere non può seguire la Via del Fuoco. Non possiamo volare se non
dispieghiamo le ali; non possiamo irradiare se non accendiamo il Fuoco.
12. Dal punto di vista
della Conoscenza assoluta (paravidya) c'è solo una Realtà: il Fuoco non
qualificato e non determinato; dal punto di vista della conoscenza sensoriale o
empirica (aparavidya) c'è una Causa prima e molti effetti.
La realizzazione
dell'essere si dispiega lungo un filo sperimentale che va dalla consapevolezza del
molteplice a quella dell'Uno principale fino allo svelamento della Realtà
senza secondo.
Per dirla con Platone, si
passa dall'uno e i molti (mondo del sensibile) all'Uno molti (mondo
dell'Essere) e infine all'Uno-Uno o Uno-Bene; vale a dire, all'Uno metafisico
non qualificato e non determinato.
13. La mente analitica (dianoia)
costituisce lo strumento della rettificazione di qualità,
mentre la mente superconscia (noesis) è lo strumento di svelamento degli
universali e della loro integrazione nella pura Coscienza.
14. Lungo la Via del Fuoco
occorre adattare la nostra visione a quella della Verità costante. Però la
mente dianoetica, sotto l'impressione dell'ego, vuole adattare la verità
alla sua parziale e distorta visione. Per morire a se stessi occorre coraggio:
la nostra concezione d'incompletezza è tenace, quando si pensa di averla
debellata essa germoglia ancora e fiorisce, come se la nostra azione non l'avesse
neanche sfiorata.
15. D'altra parte
rivolgendomi a te che leggi e che sei preparato, non puoi badare a quello che dicono
gli altri, il mondo dell'io deve pur dire qualcosa; ma ormai esso
non costituisce più il cibo del tuo vivere. Se poi ti aspetti che
l'insegnamento sia nato per soddisfare certe istanze inconsce dell'io,
dimentica la Via, essa ancora non fa per te.
16. Con la Via del Fuoco è
bene ripeterlo, perverrai, prima di tutto, a impadronirti del tuo
Centro focale, poi a risolvere il Fuoco condensato, a sperimentare il Fuoco
onnipervadente e, infine, a risolverti nel Fuoco non-qualificato o
nell'essenza stessa del Fuoco.
Il Centro focale rappresenta il tuo polo direzionale, intorno a cui roteano i fuochi psico-fisici.
Il Fuoco condensato
individuato rappresenta la tua apparenza.
Il Fuoco onnipervadente ti
palesa la realtà dell'Unità; l'essenza stessa del Fuoco, ti svela l'Uno
senza secondo perché il secondo, a qualunque dimensione e grado possa
appartenere, è stato risolto e integrato nell'Uno uno.
17. Comprensione dei
fuochi psicofisici, loro coordinazione e integrazione, formazione di un unico
Fuoco e infine direzione del Fuoco uno, tutto ciò costituisce il movimento
essenziale della Via del Fuoco.
Ecco un quadro
dimostrativo su cui occorre lavorare:
Informale = Sfera causale o noumenica = Fuoco noumenico principale.
Sfera causale o noumenica + Fuoco noumenico principale uguale fuoco incolore non-qualificato
A livello microcosmico abbiamo:
Corpo grossolano = Fuoco
del fisico denso.
Corpo sottile = Fuoco radiante.
Stato di pura coscienza = Fuoco incolore non qualificato.
- TRASCENDERE LA MENTE.-
18. In che modo, ad
esempio, possiamo dominare e poi trascendere il pensiero individuato? Per
comprendere questo processo prima di tutto è bene capire il funzionamento della
mente. Raffiguriamoci la mente come una sostanza-energia vibrante che, tramite
il suo ritmo, può assumere diverse forme con caratteristiche qualitative
indefinite. Paragoniamola all'argilla con cui possiamo plasmare molteplici forme
come vasi, giare, statuette e così via.
La sostanza mentale plasma e ritma immagini che poi vengono concettualizzate o
rappresentate mediante idee e concetti.
E' bene soffermarci sulla
parola immagine; infatti, quando pensiamo formuliamo dei ritmi-immagini
aderenti ai vari oggetti. Così, osservando un albero plasmiamo la nostra mente
a immagine dell'albero; in altri termini, adeguiamo la nostra
sostanza ai ritmi dell'albero.
Possiamo anche chiudere
gli occhi e vedere questa immagine nella nostra spazialità mentale (tale
procedimento si chiama visualizzazione); quindi, la nostra sostanza mentale
non fa altro che assumere la forma degli oggetti percepiti e osservati.
Abbiamo detto che la mente
svolge anche un'altra funzione: quella di ideare e concettualizzare; cioè
trasforma l'immagine o l'oggetto in termini di concetto e poi di
linguaggio per poter comunicare e trasmettere verbalmente. Inoltre, la mente per
ideare l'immagine dell'albero e afferrare la forma dell'albero, per
impossessarsene e plasmarsi convenientemente, occorre che esca da sé, dalla sua
quiete.
Abbiamo quindi questa
sequenza:
Sostanza mentale.
prima fase = Immagine.
seconda fase = Concetto.
terza fase : Parola, Suono.
19. L'immagine mentale
dell'albero, ovviamente, assume la funzione di oggetto e se esiste un
oggetto deve pur esserci un soggetto. I due sono sempre interrelati,
interdipendenti. Se, ancora, facciamo esperienza diretta dell'intero processo,
notiamo che questo soggetto cambia col cambiare degli eventi-cose; lo stesso
soggetto può essere allegro, triste, euforico, ecc. Quel soggetto che è stato
triste viene contraddetto dal soggetto che diventa allegro, ecc. Un oggetto
può prima rallegrare poi rattristare lo stesso soggetto. L'io e il non io
sono sempre dati di relazione, sono in movimento e quindi aleatori.
Possiamo concludere che il
soggetto e l'oggetto rappresentano momenti psicologici, quindi sono
tempo spazio. Se sono movimenti ci dev'essere di conseguenza un qualcosa di
stabile che percepisce i differenti movimenti e li collega: questo
qualcosa non è altro che la coscienza la quale, appunto, è cosciente dell'alternarsi
dei vari moti del soggetto e dell'oggetto.
Abbiamo perciò: Coscienza
= soggetto = oggetto.
Così, dei tre, la
coscienza risulta la costante essendo presente nelle varie modificazioni mentali e,
anche quando la stessa mente tace; difatti riconosciamo di non aver
alcun pensiero, cioè di non aver proiettato il soggetto e l'oggetto. E'
lo stato della coscienza pura di là dal tempo, dallo spazio e dalla
causa.
20. In che modo, dunque,
possiamo dominare e trascendere la mente di relazione e quindi
individuata?
Da quanto abbiamo esposto
si può dedurre che il risultato può ottenersi separando il soggetto
oggetto dalla coscienza per poi "fissare" la stessa coscienza su se stessa.
Così facendo la coscienza consapevolezza diventa assoluta padrona del
movimento dualistico fino a fermarlo, se lo desidera. E' a questo punto che si
può riconoscere che dei tre l'unica realtà-costante è la consapevolezza la quale
è ipseità; vale a dire, non dipende da altro se non da se stessa. L'io mondo è
sparito; i due fattori, che sono divenire e relatività, vengono
risolti, integrati, trascesi.
SOLUZIONE DEI COAGULI
ENERGETICI.
21. Può avvenire che nella
nostra spazialità si presentino contenuti psicologici o, meglio,
coaguli energetici qualificati che hanno una certa forza e persistenza da
condizionare il centro coscienza non stabilizzato. Anzi, ci sono particolari
contenuti coaguli che possono rendere l'ente completamente aggiogato e
frustrato; ogni individuo ha un suo guardiano della soglia con cui deve
fare i conti, a volte possono essercene più di uno con grave difficoltà della
coscienza a gestire il proprio equilibrio.
Che cosa occorre fare in
questi casi? Proponiamo alcune modalità operative:
a) Con la potenza del
suono (mantra) disgregare il coagulo. E' un atto dinamico, preciso e
immediato.
b) Accettandolo e
integrandolo nella pura coscienza; occorre naturalmente avere adeguata posizione
solare coscienziale.
c) Rallentando il ritmo
del contenuto e sottraendogli energia fino a neutralizzarlo
completamente.
d) Operando con una
qualità energetica opposta a quella del contenuto. In questo caso si ottiene una
sorta di trasmutazione alchemica.
22. Però ciò che occorre
non è combattere in modo frontale il contenuto. I quattro modi di operare
vanno espressi in termini di calma determinata, di consapevole amorevole
fermezza; non è la volontà egoica, ma la consapevolezza decisa a
essere arbitro dell'evento. Inoltre non bisogna giudicare, biasimare oppure
giustificare il contenuto.
La Visione che tutto ciò
che si percepisce nella propria spazialità non è altro che un secondo
relativo, per quanto di particolare consistenza, può favorire una maggiore
coscienza solare. Assoluto è solo colui che percepisce, colui che
osserva, che è consapevole, colui che è testimone di ogni movimento qualitativo; e
quando si prende consapevolezza della propria assolutezza l'atteggiamento verso il
secondo cambia completamente e la soluzione dell'evento diventa
certezza.
Sotto questa prospettiva
si può dire che la Conoscenza tradizionale rappresenta una quinta
modalità operativa; anzi, per chi è predisposto basta la Conoscenza a
svitalizzare, neutralizzare e sciogliere ogni possibile secondo che può
presentarsi all'orizzonte della circonferenza psichica. Il mantra disintegra la
forma, la Conoscenza svilisce e scioglie, l'Amore (che parte dal purusa
incarnato) trae a sé tutto ciò che tocca integrando e risolvendo.
NASCITA DEI CONTENUTI O
COAGULI ENERGETICI.
23. Ma come nasce un
contenuto psicologico o un coagulo energetico? Per comprendere meglio tale
processo possiamo rifarci alla visione Vedanta, soffermandoci, per il
momento, sulla polarità purusa e prakrti. Il purusa è l'aspetto positivo, è
l'Essenza, mentre la prakrti rappresenta la sostanza, l'energia (la chora
platonica) con cui si modellano le forme. La maya è la sostanza mediante cui le
forme appaiono alla percezione.
Ora, un contenuto
psicologico, abbiamo detto, è un coagulo energetico qualificato; ciò vuol dire
che il purusa incarnato (quel Raggio di luce immanente) tramite la
mente formatrice, che è sostanza, modella il contenuto qualificandolo secondo
l'intenzione conscia o inconscia.
Così, un pensiero
qualificato di qualsivoglia natura ripresentato, reiterato persistentemente crea,
appunto, una condensazione della sostanza, fino a formare un ente, direbbe
Plutonio, tale da condizionare il riflesso del purusa.
Si diventa ciò che si
pensa, questo è l'eterno mistero, afferma la Maitry upanisad o, in termini
occidentali, l'energia segue il pensiero. Si comprende quindi la
necessità di disciplinare la mente, in modo che possa diventare uno strumento docile nelle
mani dell'Ente essenziale.
24. Occorre ricordare che
il processo realizzativo consiste nello sciogliere le forme coagulate
(contenuti qualitativi individuati), rallentare il moto della prakrti e infine
risolverla nel purusa; la sostanza non è altro che una semplice polarità. A
questo riguardo la simbologia di Adamo e di Eva è significativa.
Eva sostanza nasce
dalla costola di Adamo essenza. Si può ancora dire che l'uno, proiettando un
suo riflesso, crea il due; o, ancora, il punto, sdoppiandosi, forma la linea.
Sulla via del ritorno la
quantità formale (molteplici contenuti ordine e grado) deve ridursi
all'unità e questa reintegrarsi nell'Uno senza secondo. Il conflitto sofferenza
deriva dal contrasto tra i vari contenuti avendo questi qualità opposte; è
un dato evidente che nella nostra circonferenza psichica esistono enti
creati da noi che si combattono per la loro sopravvivenza.
Occorre far tacere le
molteplici voci che intorbidiscono e travolgono la coscienza; occorre, senza
sentimentalismi, riconoscere che: o è la sostanza che, in modo caotico,
lambisce l'intera circonferenza, oppure è il purusa, o l'ente reale, essenziale,
che impone il ritmo direzionale alla circonferenza. La sostanza è un cattivo
padrone, ma un ottimo e utile servo. Lasciare che la prakrti si modelli
secondo i vari stimoli interni o esterni che può ricevere senza l'intervento
direttivo dell'Ente essenziale, o "Ordinatore interno", significa trovarsi
completamente alienati.
Il disordine di una
società è il riflesso specchio del disordine della sostanza individuale che
non viene plasmata secondo la pura Idea, direbbe Platone, o la volontà
spirituale della Coscienza.
L'ignoranza di ciò che si
è (avidya) porta al vivere proiettivo psicotico, quindi al vivere folle.
Infatti il mondo degli ego empirici è una dimensione paranoica; il Liberato ha
sconfitto l'ignoranza; gli rimane il vivere privo di proiezioni, senza
aspettative: persino i suoi stessi atti possono apparire importanti agli occhi
degli altri ma non ai suoi.
25. Quando, parlo sempre a
te che leggi e che sei pronto, hai sciolto i vari contenuti, o le indefinite
forme qualificate, nella tua circonferenza esistono da una parte il
purusa incarnato e dall'altra la prakrti completamente integra, neutra, non
qualificata.
Se hai ancora sete di
compiutezza e di unicità devi risolvere (come hai già notato precedentemente) la
polarità prakrti nel purusa in modo che i due diventino uno.
A questo punto non puoi
dire: Io sono questo (il questo rappresenta la molteplicità dei contenuti
e delle qualità che caratterizzano la tua spazialità psichica). Non
c'è alcun secondo con cui puoi identificarti; sei solo: Io sono; anzi,
semplicemente Sono, avendo eliminato appunto il questo. Sei in uno stato
coscienziale molto avanzato perché ti sei portato nella condizione primordiale
prima della caduta o della scissura, avendo sciolto anche il senso dell'io (ahamkara)
o l'appartenenza a un nome e a una forma.
Questo Sono è la causa
prima che può muoversi negli stati molteplici dell'Essere universale in
perfetta libertà e può avere indefinite possibilità espressive; è
lo stato ottimale. Ma ogni causa è già determinazione; per quanto principio, che ha
dato origine a ogni possibile divenire, rappresenta la matrice
dell'imprigionamento, degli eventi che prendono concretezza.
Quindi abbiamo:
Sono = esistenza in
manifestazione come causa primordiale.
Io sono = Consapevolezza del me che esiste.
Io sono questo = il me che si identifica con le proiezioni offerte dall'Io sono.
26. Gli stati di veglia,
sogno e sonno, che sono movimento, appartengono all'Io sono questo, all'Io
sono e al Sono. La consapevolezza assoluta è il testimone dei tre stati e
del movimento dell'esistenza e della non esistenza dei tre stati.
Così l'Essere, in quanto è
e non diviene, è di là non solo dal tempo e dallo spazio, ma anche dalla
causa o dal principio da cui tutto emerge; quindi, occorre risolvere il Sono
(in quanto coscienza universale principale, seme degli indefiniti stati
dell'ente) nell'assoluta Realtà non determinata.
Diremo che il Sono è la
prima determinazione o specificazione dell'Essere senza secondo non
qualificato o dell'uno metafisico.
Ecco un quadro
riassuntivo:
Io Sono = Io sono questo.
I punti sono le molteplici voci qualificate.
La sostanza resa limpida, neutra, scevra di coaguli.
Soluzione della stessa subcoscienza.
Sono = La polarità negativa o sostanza si risolve nell'unità causa principale. Realtà assoluta non
qualificata.
IL JIVA ENTRO LA FORMA.
27. Possiamo considerare
quanto esposto sotto un'altra prospettiva: c'è l'Etere onnipervadente (Isvara
Essere) che prende indefinite forme-guaine (= Uno molti); quella parte
di Etere (jiva) entro il vaso-guaina può identificarsi con i vari
veicoli-corpi (fisico grossolano, mentale, buddhico, ecc.) credendosi
così separato sia dall'Etere universale sia dagli altri eteri circoscritti dalle
guaine vasi, per cui si pensa Io sono questo in contrapposizione con gli
altri enti.
La realizzazione consiste
nel disidentificarsi dai vari corpi guaine vasi, con le loro qualità
specifiche, fino a riconoscersi: Sono Etere (e non più corpo guaina).
Qui l'io è scomparso
perché l'Etere di questo stato non si concepisce più come individuo con un nome
e una forma; l'ulteriore passo è di riconoscersi come Etere onnipervadente
poiché l'Etere entro il vaso forma è della stessa natura dell'Etere fuori
del vaso. Ogni forma vaso appare e scompare, per cui solo chi vi è identificato può
parlare di nascita e morte, di trasmigrazione, di tempo e spazio, ecc.
In definitiva è la
Coscienza universale (Isvara Essere) che assume delle forme e si
particolarizza, (come una parte di Me mi manifesto. Bhagavad Gita), e
l'identificazione dell'Etere entro il vaso con le forme fa nascere l'individualità
separata; inoltre ciò costituisce il mezzo per far muovere la ruota del
divenire. Fino a quando c'è identificazione c'è anche l'io e il tu, c'è
manifestazione, oggettivazione, c'è un vedersi altro da sé; quando l'Etere entro
il vaso si riconosce fattivamente, e non teoricamente, ciò che realmente è
"comprende" il vaso, con le sue varie qualificazioni, lo trascende e poi integra
Isvara Essere, quale causa prima della esteriorizzazione, e si
risolve nell'uno senza secondo o nirguna.
28. Il jiva entro il vaso è un momento coscienziale di Isvara che risponde al Jiva principale universale
e questo, a sua volta, è un momento coscienziale del Brahman nirguna o
dell'essere non qualificato e metafisico.
I vasi corpi sono
alimentati, in ultima analisi, dall'etere-isvara, dalla causa prima o dal seme
principale (corrispondente al Sono microcosmico). Tutta la natura, compresi
i nostri veicoli corpi, è oggettivata e attivata al Mondo delle idee
secondo Platone. Questo seme ha la capacità quindi di passare dalla potenza
all'atto con una forza straordinaria, per quanto relativa e perciò passibile di essere
trasceso. Da tutto ciò possiamo dedurre che l'io, quale fattore di
separatività, non esiste, rappresenta una pura illusione. Noi non siamo, né potremmo
essere, separati dall'etere essere. Se crediamo di esserlo, ciò è solo
apparente, utopistico.
Ne consegue che non c'è da
conquistare qualcosa, da andare in qualche parte o da raggiungere una mèta
lontana; c'è solo da risvegliare la consapevolezza all'essere ciò che è.
29. La Realtà senza
secondo che tu sei non è mai nata né può perire, è sempre stata e sempre
sarà; non è tale Realtà che deve realizzarsi ma il suo riflesso che vive le
contingenze del tempo e degli effetti; essa è di là dallo stato di veglia, di sogno e di
sonno profondo senza sogni; l'intero universo, con le sue indefinite possibilità
espressive, pur sempre aleatorie, rotea intorno al Centro costante il
quale non dipende da nessuna casualità o circostanza, mentre queste dipendono da
Quello.
Finché non ti sei scoperto
simile Realtà puoi crederti anche tante cose belle ma, per quanto
molteplicità, ti trovi in uno stato illusorio, rimanendo prigioniero delle
apparenze che il tempo ti offre per stordirti e farti dimenticare lo stato
d'inquietudine in cui ti trovi.
30. Se domandi all'io
empirico se puoi realizzare tutto quello che abbiamo detto ti risponderà che è
impossibile; ciò dimostra che non è il caso di turbare coloro che sono
completamente fusi con il prodotto egoico e quindi con le guaine vasi.
Però se inizi a osservare
o, meglio, a essere consapevole del movimento dello psichico: pensieri,
emozioni, desideri, istinti, ecc., che appartengono ai veicoli corpi, ti accorgi
che per quanto sia difficile non è impossibile. E' questione di pazienza, di
perseveranza, di sete di compiutezza, di affrancamento
dall'identificazione con ciò che non si è.
Malgrado le circostanze
della vita che, come abbiamo detto, sono sempre contingenze anche se
qualche volta dolorose, tu continua a separare la Presenza etere consapevole
dall'osservato; ti accorgerai, come avrai potuto notare in precedenza, che
in te tutto va e viene, ogni cosa appare e poi scompare, ma non scompare
la Presenza consapevole; difatti, essa è cosciente dell'assenza e della
presenza di qualunque movimento che possa determinarsi entro la tua
circonferenza.
Noi siamo talmente
abituati a sentirci vivi solo se esprimiamo pensieri, emozioni, ecc., che non
abbiamo idea dello stato di Essere senza dualità. Né possiamo concettualizzare
tale condizione perché non otteniamo alcun risultato: la Presenza è
uno stato da realizzare, di là da ogni movimento mentale, anche perché essa
si trova dietro la stessa mente, essendo questa un semplice mezzo di
espressione, un corpo vaso.
Ecco perché ti si parla
spesso di realizzazione, di attenzione coscienziale ecc. Una persona
completamente fusa con lo strumento mentale desidera a tutti i costi capire, con
la sola concettualizzazione, ciò che non può capire; qui non si tratta di capire ma
di essere, tout court; e per essere occorre solo una presa di
consapevolezza totale; diremo che solo nel silenzio dei veicoli, strumenti di
rapporto o di relazione, puoi scoprirti, puoi essere ciò che realmente sei, e questo
stato ti offre pienezza, quindi libertà e beatitudine; pienezza che
puoi offrire a chiunque per un puro atto di amore-donazione, e finalmente senza
aspettative, proiezioni, desideri, appropriazioni.
GLOSSARIO: Advaita (n): non dualità.
Assenza di dualità.
Ahamkara (m) : ciò che fa l'io, senso dell'io empirico.
Apara-vidya (f): conoscenza non suprema.
Atman (n): il Sé, lo Spirito, la pura Coscienza, l'io ontologico.
Avarana sakti (f) : il potere velante.
Avidya (f): non conoscenza, ignoranza della propria esenza.
Brahman (m) o Brahma (n): la Realtà assoluta. Saguna (qualificato), nirguna (non qualificato).
Cakra (n): centro, plesso. I cakra rappresentano determinazioni dell'energia consapevolezza o sakti.
Chora: spazio, forma in cui si trova una cosa, fondo comune in cui si succedono forme diverse,
essenza della materia.
Darsana (n): punto di vista sulla Dottrina dei Veda, scuola filosofica. Le principali sono sei:
Samkhya, Yoga, Vaisesika, Nyaya, Purva Mimamsa e Vedanta. Dianoia: mente empirica
discorsiva, processo mentale, opinione.
Isvara (m): Persona divina, Dio persona, la prima determinazione dell'assoluto Brahma.
Jiva (m): essere vivente. Anima individuata. Riflesso dell'atman sul piano universale. Jivanmukta (pp): liberato
in vita. Colui che ha spento il triplice Fuoco.
Manas (n): mente formale immaginativa. Mente individuata ed empirica dotata di capacità
razionale-analitica.
Mantra (m): formula o parola sacra. Parole o suoni di potere.
Maya (f): fenomeno, il mondo dei nomi e delle forme come fenomeno vitale. Mondo
sensibile. Noesis: intellezione,
intuizione superconscia, intelletto puro, conoscenza intelligibile. Nous: intelligenza
suprema, intelletto puro, spirito supremo.
Paravidya (f): conoscenza suprema, ultima.
Prakrti (f): natura, la sostanza universale, natura naturans, la sostanza con cui sono fatte tutte
le forme sensibili e intellegibili.
Purusa (m): uomo, persona, essere, il Sé, io spirito.
Sadhana (f): ascesi, disciplina spirituale, sforzo al quale si sottopone il discepolo per la
realizzazione.
Sé: Spirito, l'assoluto nell'individuo, Essenza dell'ente quale riflesso del Brahman. Uno Uno: per Plotino è
l'assoluto non qualificato, corrisponde al Brahman nirguna del Vedanta.
Uno senza secondo: advaita, corrisponde all'uno uno platonico.
Vedanta (m): il compimento dei Veda. E' uno dei sei darsana, denominato anche Uttara Mimamsa.